Dall’Argentina arriva il legno commestibile

I bambini sono abituati a mettere in bocca di tutto perché è il loro metodo per imparare a conoscere il mondo e, forse, non sbagliano. Questo lo hanno capito in Argentina, dove hanno “inventato” il legno commestibile, un’idea che è stata snobbata dall’industria ma piace tanto ai grandi chef del mondo.

Vuoi un pezzo di Yacaratiá?

Il legno di cui parliamo è tratto dall’albero di Yacaratiá, che cresce libero nella giungla che si snoda lungo il  fiume Paraná, ed è protetto da alberi ancora più grandi di lui. Si perché non si può certo definire un albero piccolo visto che la sua altezza può arrivare tranquillamente a 15 metri. La sua caratteristica è quella di avere delle cellule che contengono un’elevata quantità di acqua e di sostanze nutritive. La scoperta, in realtà, non è così recente visto che già gli aborigeni ne aveva intuito le potenzialità e  utilizzavano questo legno per sopravvivere nella foresta: utile per soddisfare la sete e il fabbisogno di vitamine e minerali. Gli aborigeni dovevano essere anche molto golosi visto che usavano questo legno  per preparare gli antesignani naturali dei marshmallows. Prendevano dei pezzetti di legno, li intingevano nel miele e poi li facevano rosolare sul fuoco!

Vedendo questa goloseria degli aborigeni, una famiglia ha deciso di renderlo fruibile a tutti così ha inventato nuovi modi per proporre questo legno che, proprio per la sua consistenza, non è adatto ad altri utilizzi. Il legno viene trattato in modo naturale per ridurre la rigidità e il sapore e, nonostante mantenga venature e anelli di crescita, diventa molto più morbido e, di conseguenza, adatto anche a preparare confetture, praline, dolci e altre golosità.

Cosa si cucina con questo legno?

Voi penserete che è una follia mangiare del legno? Provate a chiudere gli occhi e assaggiate un pezzo di Yacaratiá trattato (che viene immerso in miele o sciroppo) accompagnato da una birra scura dal leggero retrogusto affumicato, che magari vi siete preparati da soli con i kit di agristorecosenza.it,e sentirete che meraviglia! Sarà come mangiare un pezzo di cotognata! La consistenza e il sapore sono molto simili, ma con un leggero retrogusto unico.

Basta pensare che chef come Fernando Rivola o Gonzalo Aramburo lo hanno inserito nei loro menù, in abbinamento a formaggi e dolci. Anche in Italia si può gustare il legno dolce: a Palermo, Hernan Gippono prepara un gelato in cui il legno è abbinato a formaggio di capra, arachidi e prugne, mentre a Lucca lo preparano con latte di capra, pezzi  di mandorle e Yacaratiá.

La flora in Argentina: ricchezza immensa

In Argentina, la natura, è la vera padrona del territorio. La presenza di alberi meravigliosi e imponenti rende questa terra particolare dal punto di vista floreale.

Le essenze più originali

In Argentina sono presenti alcune delle essenze più rare ed originali che vengono impiegate nel mondo dei parquet, come è possibile vedere su parquet-laminati.it, a partire dall’eucalipto, un legno molto apprezzato per la sua varietà di colore e per il suo profumo. Le piante di questo paese, però, oltre ad essere bellissime, hanno tutte delle caratteristiche particolari.

L’Ombù che si trova nella Pampa, ad esempio, raggiunge dimensioni notevoli ma in realtà non è una pianta, è un’erba. Il Ceibo, invece, fa dei meravigliosi grappoli di fiori rossi che da cilindrici, al momento di sbocciare, diventano conici. Questo è il fiore nazionale argentino.  La pianta di Jacarandà, invece, presente anche in alcune zona dell’Africa, Asia, Iran e Australia, fiorisce a novembre e regala delle meravigliose macchie colore viola.

Tra le piante a noi sconosciute c’è il Palo Borracho, letteralmente tronco ubriaco. Questo nome si deve alla sua forma che ricorda la pancia di un ubriacone. Nella versione adulta, il tronco è fornito di grosse spine e la sua forma cambia per immagazzinare acqua. Quando fiorisce riempie le città di fiori bianchi o rosa e dal suo frutto si ricava una fibra vegetale utilizzata per le imbottiture. Il Lapacho Rosado, invece, è esile ma quando fiorisce si riempie di piccole campanule rosa. Dalla corteccia viene anche ricavato un tè che non ha un sapore molto gradevole, ma si dice abbia molte proprietà curative.

Le piante di casa nostra

Ci sono alcune piante che siamo abituati a vedere anche nelle nostre città o nelle nostre case ma, forse, non ne conosciamo la provenienza come, ad esempio la Stella di Natale o Euforbia. Questa arriva nelle nostre case sotto forma di piccole piantine, ma in natura questa pianta supera i due metri. Anche il Tilo (che noi conosciamo come tiglio) è molto apprezzato in Argentina in particolare per l’infuso che si ricava dai suoi fiori. È molto diffuso come digestivo dopo cena e viene servito normalmente in qualsiasi casa. Altra pianta che adorna le nostre case è il Ficus che costringiamo a vivere negli ambienti chiusi, ma in Argentina vive all’aperto e supera tranquillamente i due metri di altezza, senza che nessuno si preoccupi delle foglie che cadono. Altra pianta di cui condividiamo la conoscenza con l’Argentina è l’Agapanthus che regala infiorescenze di lunga durata.

Cosa sapere prima di visitare l’Argentina

Stai pensando di organizzare un bel viaggio in Argentina? Questo vademecum ti fornisce tutte le notizie necessarie ad affrontarlo serenamente.

Documenti

Iniziamo con le belle notizie! Ai cittadini italiani, per soggiorni fino a 3 mesi basta il passaporto in corso di validità (almeno 3 mesi al momento dell’ingresso nel Paese) e non serve nessun visto. Queste regole valgono anche per Cile, Bolivia, Paraguay, Brasile e Uruguay. Non è consigliata nessuna vaccinazione e il livello igienico in tutto il Paese è eccellente, quindi si possono consumare cibi e bevande senza problemi. L’unica cosa richiesta è la garanzia di fondi sufficienti a mantenersi durante il soggiorno e, all’uscita dall’Argentina, non si possono portare più di 10.000 dollari USA. Prima di partire è consigliato stipulare una polizza assicurativa per assistenza medica, regola utile per qualsiasi luogo s’intenda visitare. Se si utilizzano dei medicinali specifici è bene portarli con sé e dichiararli alla dogana. Questo perché il nome di un medicinale, in un altro Paese, potrebbe cambiare quindi sarebbe difficile da reperire.

Valuta e acquisti

La valuta ufficiale in Argentina è il peso e 1 Euro equivale  circa a 3,30 pesos argentini, ma per il cambio meglio consultare il valore al momento della partenza. Si possono utilizzare tranquillamente le carte di credito che sono accettate ovunque, meno apprezzati i travellers’cheque. Gli euro possono essere cambiati in qualsiasi banca o casa di cambio autorizzata. In genere si lascia il 10% di mancia nei ristoranti, caffetterie, tassisti e facchini. Ricorda che non è abitudine contrattare.Tra gli acquisti consigliati ci sono gli oggetti in cuoio, quelli d’antiquariato (ma attenzione perché per poterli esportare senza problemi devono essere muniti di una dichiarazione specifica) e maglioni in lana che sono molto pregiati ma non proprio facili da trovare.

Notizie generali

In Argentina non è ancora molto diffuso l’uso dei cellulari e si trovano ancora molti telefoni pubblici che funzionano a monete oppure locali dove è possibile telefonare 24 ore su 24. Potete comunque utilizzare tranquillamente il vostro smartphone ma, se pensate di acquistarlo prima di partire, ad esempio un cellulare rigenerato su secondlifephone.it, chiedete conferma sul suo funzionamento oltre oceano. Per le chiamate all’interno dell’Argentina dovete utilizzare 0 + prefisso della località + numero, mentre se chiamate all’estero (esempio da Argentina all’Italia)  si deve comporre 00 + prefisso del Paese + prefisso della città + numero. Dalle 22.00 alle 8.00 le tariffe sono ridotte. I numeri 0-800 e 0-810 sono gratuiti.

Per spostarsi da un punto all’altro di questo grande Stato, a volte, conviene  utilizzare l’aereo piuttosto che l’autobus: sono più veloci ed economici. L’elettricità è a 220 volt e le prese sono come quelle italiane, quindi non richiedono adattatori. Le guide sono molto valide e sono disponibili in italiano, inglese e spagnolo. Si possono incontrare diversi tipi di clima, in base ai luoghi che si visitano, quindi è bene vestirsi a cipolla e avere a portata di mano un capo che protegga dal vento.

L’ambasciata italiana in Argentina

L’ambasciata italiana in Argentina è un’istituzione molto importante ed è nata nel 1923 quando, su quella terra, arrivò l’Ambasciatore Aldrovandi Marescotti conte di Viano. Tra Italia e Argentina era nata un’amicizia forte e prosperosa e gli italiani in quella terra erano tantissimi. Marescotti se ne rese subito conto dalla grande presenza di padri dell’Argentina che potevano vantare radici in terra italiana.

La magione destinata a diventare Ambasciata d’Italia

Anche l’arte era stata influenzata positivamente dalla grande presenza di italiani, tanto che i palazzi più belli di Buenos Aires erano tutti nati dalla mente di architetti italiani. Nonostante ciò, in previsione di una visita del Principe di Savoia, il presidente Alvear decise di acquistare una magione in stile francese, fatta costruire da un parente del presidente stesso che adorava la vita francese e tutto quello che gli ricordava Parigi. Purtroppo questa struttura non accontentò del tutto i suoi gusti, così decise di venderla immediatamente, senza mai sostarci un giorno. La struttura, che ospita tuttora l’Ambasciata d’Italia a Buenos Aires risale all’inizio degli anni ’20 e per “italianizzare” la struttura, vennero inviate dall’Italia molte sculture esterne e tutto l’arredo. La facciata, arricchita da balaustre e sculture di angeli, appare sobria e signorile grazie anche all’eleganza dell’illuminazione esterna che mette in risalto i tratti salienti dell’ambasciata. Chi desidera ricreare un piccolo angolo di Ambasciata d’Italia in Argentina nella propria casa, può approfittare delle lampade in gesso di luceled.com, che riproducono la stessa eleganza di alcune forme classiche presenti in quella meravigliosa struttura.

Il Palazzo è adornato da diversi quadri di notevole importanza come i due dipinti ovali posizionati lungo la scala e attribuiti a Giacinto Diana, oppure il “Ritratto di gentildonna” che si trova al’ingresso delle sale di ricevimento, di origine fiamminga ma dipinto da un pittore che lavora presso la corte dei Medici.

Ad adornare il salone dei ricevimenti ci sono quattro oli di Francesco Guardi che ritraggono alcuni scorci di Venezia, mentre il mobilio, proveniente direttamente da casa Savoia arricchisce con il finissimo stile Luigi XV. Anche il salottino dei ricevimenti, più piccolo e intimo, accoglie notevoli opere d’arte come un olio di Pandolfo Reschi, uno di Clarisseau e uno di Brescianino delle Battaglie.

La sala da pranzo gode di una luce soffusa e magica creata dalle vetrate che la lasciano filtrare  in modo sobrio e tenue, regalando piacevoli giochi di  luce. Il soffitto a cassettoni,e la boiserie delle pareti fanno da contorno ad un sobrio tavolo in noce antica: elegante ma austero al contempo.

 

Juliana Awada, la First Lady argentina, molto elegante, ma….

Juliana Awada, la First Lady argentina, è sicuramente una donna di gran classe e ha dimostrato in più occasioni la sua raffinata eleganza.

Chi è Juliana Awada?

La bella moglie del presidente Mauricio Macri, sempre sorridente e sofisticata, classe 1974, è di origini libanesi e siriane ma è nata a Villa Ballester. La famiglia di Juliana Awada è composta da altre tre sorelle (tutte artiste) e un fratello che è attore. L’amore della moglie del presidente per la moda si è rafforzato sicuramente con il suo primo matrimonio, quando a soli 23 anni ha sposato Gustavo Cappello, che aveva conosciuto durante il suo lavoro di stilista nell’impresa della famiglia di lui. Il suo amore per la moda, la classe, l’eleganza, la raffinatezza l’hanno portata ad essere la First Lady più elegante del mondo, questo è sicuramente un gran riconoscimento al suo stile. La classe, però, non è il suo unico lato positivo.  La moglie del presidente, infatti, è molto amata sia per il suo modo di apparire, sia per la sua dolcezza di carattere che pian piano sta conquistando il cuore di molti argentini.

Una piccola pecca nell’eleganza della First Lady

Purtroppo, nonostante sia sempre impeccabile, sembra non ami dedicare molto tempo alle  acconciature. Come si vede in molte immagini, infatti, ha spesso i capelli sciolti o appuntati dietro la nuca con nonchalance. È un peccato perché ha un colore di capelli molto bello e con qualche attenzione in più potrebbero aumentare  il suo fascino, portandolo alle stelle. In quelle poche occasioni in cui la Awada ha i capelli raccolti, infatti,  sprigiona una finezza fuori dal normale.

I capelli lunghi, come tutti sanno, hanno bisogno di molte cure, e di prodotti appropriati, come possiamo vedere su prodottixcapelli.com, ma dobbiamo ammettere che  una bella capigliatura lucente, senza doppie punte, morbida e setosa , rende migliore qualsiasi viso, figuriamoci quello di una donna così raffinata. La bellezza di una donna passa attraverso molti particolari: l’abbigliamento in primis, su questo non discutiamo, ma anche sul trucco, sull’acconciatura e sugli accessori.

Forse, la bellissima First Lady non ha voluto infierire contro le comuni mortali, è ha deciso volutamente di trascurare questo piccolo particolare, così, qualcuna potrà vantarsi di avere qualcosa di più bello di lei a cavarsi una piccola soddisfazione.

Scherzi a parte, trattare la propria chioma con cura e utilizzando i prodotti giusti, non solo si rafforza la salute del capello, ma si riesce a donare al proprio viso una luce diversa , più intensa.

La ricca proposta gastronomica argentina

L’Argentina ha una cucina molto varia influenzata dalla cucina spagnola e italiana, grazie alla forte presenza di migranti. Sono molte le persone che fanno l’abbinamento Argentina- Asado ma, anche se è sicuramente un pezzo forte della gastronomia di questa terra, non è certo l’unico piatto presente. La cucina varia da regione a regione, con una prevalenza di ingredienti piuttosto che un’altra.

Nel nord-est, ad esempio, c’è una forte presenza di piatti a base di pesce d’acqua dolce e la cucina è influenzata dalla cultura guaranì. Si possono trovare piatti a base di surubì, pacù, patì, dorado, spesso accompagnati da manioca, papaia e formaggio.

Nella parte nord-ovest, invece, c’è una prevalenza delle tradizioni precolombiane con qualche influsso spagnolo. Empanadas, locros, tamale, pastel de choclo, quesillo  de cabra con miel, sono solo alcune delle proposte della regione andina. In questa zona sono presenti anche le produzioni di vini  (Mendoza, San Juan e San Luis), oltre a piatti e biscotti di origine spagnola.

In Patagonia, invece, è elevato il consumo di frutti di mare e pesce in genere, sia di acqua dolce sia di mare. Trote, salmoni, granseole, calamari, polipi, cozze: insomma c’è una vasta scelta. La cucina è stata influenzata dalla forte immigrazione tedesca che ha portato marmellate e molti dolci.

L’asado, che prevede diversi tipi di cottura e diversi tagli, è accompagnato sempre dal pane che, nella sua forma più comune ha il nome di miga ed è di pasta bianca, ma il pane della tradizione è il pan casero, cotto in forni casalinghi di mattoni crudi e molto simile al pane napoletano.

Nella pastasciutta si sente forte l’influsso dei migranti piemontesi. La pasta tipica, infatti, si chiama Tallarines che non sono altro che una storpiatura della parola tajarin, modo in cui vengono chiamati i tagliolini in Piemonte. Anche se varia la larghezza (fettuccine, tagliatelle o spaghetti) vengono comunemente chiamati tallarines. Si trovano anche ravioles, panzoti, canalones, tarteletis, añolotis  e lasagne. Altro influsso italiano si nota nella provoleta. È un formaggio che viene consumato insieme ad asado e arrosti e il suo nome deriva dal provolone italiano.

Per continuare nel binomi culinario Argentina-Italia possiamo citare le pizze (simili alla tipica napoletana, ma condita con diversi ingredienti). La lista è veramente lunghissima e indicare tutti i piatti e impossibile, quindi ci limitiamo a chiudere questa carrellata con il cioccolato ingrediente autoctono della zona che, anche noi europei, abbiamo conosciuto grazie all’uso che ne facevano i popoli precolombiani.

La cultura argentina: dalla letteratura al calcio

Gli argentini hanno tante passioni nei loro cuori, ma le due più comuni sono tango e calcio! La popolazione dell’Argentina ama molto la musica calda e melodica, e sono diversi i cantanti italiani che hanno trovato successo in questa terra. Forse la causa è un  senso di malinconia, basta pensare che più del 50% degli argentini affondano le loro origini in Italia.

Nek, Laura Pausini, Eros Ramazzotti, la Carrà sono solo alcuni dei personaggi che fanno furore  in terra d’argentina. La musica che, però, rapisce il cuore di ogni argentino è il tango. Sensuale, morbido, caldo, triste e imprevisto allo stesso tempo, gli argentini non si stancano mai di ballarlo con tutta la passione che necessita.

Gli argentini sono anche grandi sportivi. Da sempre seguono il polo argentino, ma negli ultimi anni, grazie ad  imprese come quelle di Ginobili che ha portato la nazionale all’oro olimpico nel 2004, sono diventati anche grandi appassionati di basket. Ma lo sport che più sta nel cuore di queste persone è il calcio!  Proprio per questo, dalle sue file, sono usciti campioni del calibro di Batistuta, Passerella, Kempes, Maradona e Messi.

L’Argentina, però, non è solo sport e tango, ma anche tanti altri settori. Tra i personaggi famosi possiamo citare: Che Guevara, Eva Perón, Jorge Luis Borges, Astor Piazzolla, Juan Manuel Fangio, e, come dimenticarlo, Papa Bergoglio.

Non si può negare che l’Argentina sia un paese estremamente europeo, grazie ai grandi flussi migratori che hanno modificato la sua personalità. Eppure tutto questo non gli ha impedito di diventare un popolo multiculturale e cosmopolita, pur avendo vissuto travagliate vicende sociopolitiche. Proprio grazie a questa popolazione così variegata, le proposte culturali riescono ad avere sfaccettature che difficilmente si riscontrano in qualsiasi altro luogo  del mondo. Orgoglio, ma anche la mentalità aperta, sono stati i promotori di questo grande Stato.

 

Che fine ha fatto il sottomarino San Juan?

In questi giorni, in Argentina, si stanno vivendo momenti di panico, dolore, paura e preoccupazione sulle sorti del sottomarino San Juan di cui non si sa più nulla dal 15 novembre. Il sottomarino, con 44 persone a bordo, era partito da Ushuaia, nell’estremo sud del paese, e doveva raggiungere la base navale di Mar del Plata. L’ultimo messaggio è arrivato quando si trovava a 430 chilometri al largo della costa, e poi più nulla. Sabato, dalle 9 del mattino alle 3 del pomeriggio sono stati registrati 7 tentativi di chiamate satellitari, ma la Marina Militare ha dichiarato che non erano provenienti dal sottomarino.

Le famiglie degli occupanti del sottomarino hanno chiesto di fornire maggior informazioni sulla situazione. Alla ricerca del sottomarino ci sono tredici navi e sei aerei ma le ricerche sono complicate anche a causa del maltempo. Quello che non si riesce a comprendere è l’assoluta mancanza di dati: non si sa neppure se il sommergibile sia affondato o se si trova in  superficie. Alla ricerca del mezzo stanno collaborando anche la Nasa, gli Stati Uniti, il Regno Unito e il Cile.

Il sottomarino è stato acquistato dalla Germania ed è stato prodotto nel 1983 ed è il più recente dei tre sottomarini in possesso della Marina Militare Argentina. Proprio ieri è stato pubblicato da una televisione argentina, il testo integrale dell’ultima comunicazione del San Juan. Testo che riduce drasticamente la speranza di ritrovare vivo l’equipaggio. Infiltrazioni di acqua, batterie in avaria e un corto circuito che ha dato inizio ad un incendio, sono i dati contenuti nel messaggio.

I famigliari avvolti nel dolore, dell’incredulità e nell’incertezza per la mancanza di informazioni certe, sono distrutti, ma hanno deciso di costituirsi parte civile proprio per questa mancanza di considerazione e rispetto da parte delle alte cariche. Questo silenzio gli ha straziato i cuori ancora più dell’attesa.

Buenos Aires, orange economy ed l’Expo

L’EXPO di Milano sta facendo scuola a tutto il mondo e Buenos Aires si sta preparando per l’Expo 2023, puntando sull’economia della creatività: musica, cinema, e moda saranno in prima linea. La città, era in lista con Minneapolis e lodz (Polonia) ma ha sbaragliato tutte e si è aggiudicata l’Expo per il 2023 che, come titolo , dovrebbe avere:  “Science, Innovation, Art and Creativity for Human Development. Creative industries in Digital Convergence”.

La capitale argentina punta a replicare il successo milanese puntando, appunto, sull’economia della creatività. Il responsabile innovazione per il Banco Interamericano de Desarollo, Alejandra Luzardo, dichara che : “Talento e creatività sono le risorse principali dello sviluppo sostenibile. Nel nostro contesto economico, la regione latinoamericana è ben posizionata per generare benessere e opportunità d’impiego, nonché per migliorare la qualità della vita dei cittadini”.

L’expo infatti punta a promuovere proprio le diverse attività creative come design, musica, moda, animazione, pubblicità, app, videogiochi, TV e informazione. In Argentina le Icc (industrie sulla conoscenza e la creatività) sostengono l’innovazione sostenibile attraverso modelli di crowdsourcing, economia collaborativa, filantropia, responsabilità sociale e vettori comunicativi molteplici.

Secondo alcune ricerche, l’iniziativa stimola l’innovazione sia a livello regionale sia a livello locale ed è in linea con ben 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile contenuti nell’Agenda 2030, quindi uno sforzo, doppio risultato. Sempre la Luzardo  spiega che “Guardare al mero valore finanziario della cultura e altrettanto sbagliato del non guardarlo per nulla. Fatta questa doverosa premessa,” ha continuato la Luzardo, “il settore Icc ha potuto generare più profitti di quelli tradizionali come automotive o settore minerario dal momento che abbraccia soluzioni ingegnose e di rottura che, non soltanto creano valore economico, ma anche occupazione e impatto sociale”.

A questo punto non resta che aspettare i risultati dell’Expo 2023 visto che ci sono tutti i presupposti per aspettarsi qualcosa di veramente eccezionale.

 

 

 

Breve storia dell’Argentina

Non è certo possibile concentrare in poche righe la lunga storia dell’Argentina, ma proviamo a segnare i punti più salienti. Ad esempio, da cosa deriva il nome di questo stato? Da argentum perché quando arrivarono i conquistadores, gli indigeni gli offrirono manufatti in argento, così la leggenda della Sierra di Plata arrivò alla Spagna che, in cambio della distruzione della popolazione autoctona e del ladrocinio di tutte le ricchezze, diede un nome a quella terra: Argentina.

La presenza umana nella zona dell’Argentina risale a circa 13.000 anni fa e, in particolare, era stanziata nella zona della Patagonia. All’inizio del primo secolo dopo la nascita di Cristo, ci fu un grande aumento delle popolazioni che si stanziarono nella regione delle Ande. Nel 1480 gli Inca conquistarono la parte nord-occidentale dell’Argentina, mentre nella area nord-orientale si erano stabiliti i Guaranì, fino all’arrivo degli europei.

Con l’inizio della colonizzazione, i portoghesi si stabilirono sulla sponda orientale del Rio de la Plata e nel 1776, con la qualifica di vicereame, ebbero inizio i primi desideri di indipendenza che venne proclamata solo nel 1816. Da quel momento l’Argentina vide l’alternarsi di una serie di dittature truculente, guerre e colpi di stato, come quello che costrinse Peron all’esilio e venne sostituito da un governo militare durato quasi trent’anni.

Nel 1983 andò al potere Alfonsin, seguito nel 1989 da Menem che venne sostituito nel 1999 da Fernando De La Rua che promise di impegnarsi a combattere la corruzione. Ma la grave crisi economica del 2001 lo costrinse alle dimissioni e il suo posto fu preso da Duhalde. Nel 2003, quando la situazione incominciò a stabilizzarsi, prese il potere Néstor Kirchner che riuscì a ripianare il debito con il Fondo Monetario Internazionale. Purtroppo, sembra che la storia dell’Argentina debba sempre essere segnata da forti scossoni sia a livello politico che a livello finanziario, ma tutti ci auguriamo che trovi definitivamente la sua stabilità.