La scaramanzia nel calcio: 5 aneddoti curiosi

Quando la felicità di migliaia di fan dipende da ciò che tu e i tuoi compagni di squadra fate in campo, non sorprende che i calciatori abbandonino rapidamente la vecchia e fidata logica e abbraccino uno strano mondo fatto di superstizioni e scaramanzie.

La superstizione gioca un ruolo importante nella vita di molti calciatori. Alcuni hanno paia di biancheria intima fortunate, mentre per altri è un gesto scaramantico da ripetere ad ogni match. Perché dovresti cambiarli se la squadra continua a vincere e, cosa più importante, cosa accadrebbe se lo facessi?

Parlando di fede e scaramanzie nel mondo del calcio, non si può non fare un riferimento ai numeri angelici e biblici spesso utilizzati come fonte di ispirazione nella scelta del numero. Infatti, il numero della maglia gioca un ruolo fondamentale. Ci sono, infatti, molti giocatori che scelgono di indossare il proprio numero fortunato.

Ma vediamo i 5 aneddoti più curiosi di scaramanzia nel mondo del calcio.

1. Il bacio di Blanc sulla pelata di Barthez

Uno dei momenti salienti della Coppa del Mondo del 1998 è stata la vista di Laurent Blanc che ha piantato un bacio sulla testa lucida e calva del portiere francese Fabien Barthez prima di ogni partita.

Infatti, in rotta verso la vittoria della Coppa del Mondo per la prima volta, la squadra francese si è concessa una serie di rituali stravaganti. Ogni giocatore si sedeva esattamente nello stesso posto sull’autobus della squadra, mentre si dirigeva verso le partite, prima di ascoltare l’inno femminista di Gloria Gaynor “I Will Survive” nello spogliatoio.

2. Portafortuna nei parastinchi

Nel mondo del calcio, i parastinchi sono un ottimo contenitore di amuleti. Non sorprende poi troppo sapere che John Terry, tra i più superstizioni nel calcio, ha indossato per oltre 10 anni lo stesso paio di parastinchi fortunati, persi poi durante una trasferta a Barcellona. Marco Tardelli, nella finale del 1982 contro la Germania, mise nel parastinco un santino mentre Eusebio nascondeva una moneta nella scarpa.

3. Il rito del bagno

Ci sono stati nella storia del calcio dei calciatori che hanno creato attorno al gabinetto un totem portafortuna. David James ad esempio aveva l’abitudine di rimanere nel bagno dello spogliatoio finché non fossero usciti tutti. A quel punto, sputava sul muro e usciva.

Filippo Inzaghi, invece, andava in bagno tre volte nel giro di dieci minuti e mangiava una confezione di biscotti plasmon per lasciarne sempre due alla fine del pacco.

Durante i Mondiali del 2006, invece, fu il turno del rito di Gattuso che prima di ogni partita si sedeva sul water e sfogliava un paio di pagine di Dostoevskij.

4. Cantare o non cantare l’inno?

Anche l’inno può essere un elemento che può decretare la vittoria o la sconfitta di una squadra, ancor prima che la partita sia iniziata. O almeno questo è ciò che pensa il calciatore ceco Tomáš Rosický che smise di cantare l’inno nazionale ad alta voce dopo essersi accorto che, quando lo faceva, poi perdeva la partita.

Di tutt’altro avviso è Mario Gomez. Infatti, lui lo cantava a squarciagola perché quando rimaneva zitto, non segnava mai.

5. La maglia fortunata

Anche i migliori giocatori possono trovarsi sotto il controllo di una superstizione, come nel caso di Pelé.

La leggenda brasiliana narra che una volta ha regalato una maglia da gara a un tifoso, per poi subire un calo di forma. Ha incaricato un amico di rintracciare la vecchia maglia e una settimana dopo è stata restituita a Pelé, che è tornato immediatamente in gran forma.

Quello che l’amico non ha detto a Pelé è che in realtà non è riuscito a trovare la maglietta originale e gliene ha semplicemente data un’altra. Se non avesse mentito, la storia del calcio sarebbe potuta essere molto diversa.

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