Riacquisto prima casa all’estero: si perdono le agevolazioni?

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Gli italiani che emigrano all’estero, dopo essersi ambientati e con la sicurezza di rimanerci a lungo tempo, hanno la tendenza di acquistare casa in maniera più celere rispetto ad altri cittadini europei.
Ma perché gli italiani acquistano casa anche quando vivono all’estero, se possono permetterselo, mentre altri cittadini stranieri investono in denaro altrove?

Trattasi con tutta probabilità di un’abitudine ereditata dalle vecchie generazioni che hanno sempre messo al primo posto delle loro priorità la casa, quando hanno iniziato a fare carriera in qualsiasi ambito lavorativo. Tra gli italiani è un fatto assai frequente sia quando vivono in un’altra nazione europea che nelle due Americhe.

In particolar modo, l’acquisto di un’abitazione in Argentina, ad esempio, avviene mediamente in tempi più rapidi rispetto ad altre nazioni, per tutta una serie di motivi, fra cui l’ambientamento più rapido (la quasi totale assenza di barriere linguistiche, vista la somiglianza tra italiano e spagnolo, e la presenza elevata di connazionali e discendenti), la burocrazia più snella che altrove e i prezzi più accessibili rispetto ad altri Paesi.

Prima di procedere alla decisione finale, sono molti gli italiani che si chiedono se, poco dopo aver effettuato un acquisto prima casa in italia, con il riacquisto della prima casa all’estero, si perdano le agevolazioni.
Facciamo il punto della situazione.

Riacquisto prima casa all’estero: cosa dice la legge?

La domanda più frequente consiste nel chiedere cosa accade nel momento in cui un contribuente vende la sua prima abitazione – acquistata con le agevolazioni fiscali – prima di 5 anni, per poi procedere all’acquisto di una prima casa all’estero: occorre restituire tutte le agevolazioni ottenute?

In linea di massima, il trasferimento, che sia a titolo oneroso o gratuito, se avviene prima che decorrano i termini dalla data di acquisto dell’abitazione (acquistata come prima casa), pari a cinque anni (non a caso, in questo campo si parla di vendita infraquinquennale), comportano la decadenza dall’agevolazione fiscale. Fatta questa doverosa premessa, è necessario precisare che non si decade dall’agevolazione nell’ipotesi in cui il contribuente acquisti un ulteriore immobile che consideri come suo domicilio principale, entro un arco di tempo pari ad un anno dall’alienazione dell’abitazione agevolata.

Inoltre, è importante segnalare che la suddetta situazione non è valevole solo per l’Italia. Infatti, l’operatività della decadenza non riguarda neanche l’acquisto di un immobile in uno Stato estero, a patto, però, che siano presenti tutta una serie di strumenti di natura amministrativa con l’Italia, volti ad accertare che l’immobile in questione venga effettivamente adibito ad abitazione principale.

Questo sostanzialmente è quanto risulta indicato all’interno del testo della circolare numero 31/E del 7 giugno 2000, paragrafo 3.2 dell’Agenzia delle Entrate. E l’Argentina rientra tra i Paesi in cui sussistono svariati strumenti di cooperazione amministrativa con il nostro Paese.

Cosa accade nel caso in cui il contribuente acquisti un’abitazione principale, usufruendo di tutta una serie di agevolazioni fiscali, per poi trasferirsi all’estero per lavoro? Si perdono le detrazioni in riferimento al mutuo della prima casa?
L’interrogativo è piuttosto frequente tra chi, dopo aver acceso un mutuo per la prima casa, si ritrovi costretto ad espatriare per questioni lavorative. Citando l’articolo 12, lettera b del Tuir, è possibile sostenere che a fronte dell’accensione di un mutuo per la prima casa e ad un successivo trasferimento all’estero per motivazioni di lavoro, non si perde alcun diritto alla detrazione degli interessi passivi.

Detto questo, è fondamentale attenersi sempre e comunque a tutte le condizioni che la normativa specifica richiede: un mercato del lavoro estremamente flessibile, come quello attuale, non poteva fare a meno di modificare le norme relative allo spostamento della dimora attuale. Sempre più professionisti tendono a spostarsi all’estero per accrescere il proprio background professionale e a mettere lì solide radici. Motivo per cui, la normativa non poteva tralasciare questa questione, sempre più in atto.

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